Presenza e intelligenza del cuore nel periodo di Natale

di Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer


Natale: per qualcuno parola magica, che evoca ricordi scintillanti e colmi del calore degli affetti; per altri fonte di pressione, impegni, regali da comprare, folla in mezzo alla quale sgomitare.


Cultura, benessere e consumismo non perdono occasione di pressare affinché le persone comprino e consumino, lo shopping natalizio è solo uno tra i più celebrati tra questi rituali economici.
Non è certo questo l’autentico spirito del Natale.


L'etimologia del termine Natale deriva dall'aggettivo latino natalis, che significa natalizio, nel senso di "qualcosa che riguarda la nascita".
La nascita di chi?


Nel mondo cristiano riguarda la nascita di Cristo, ma le origini della tradizione della celebrazione di questo giorno ha radici molto più antiche.
Questa festa rappresenta fin dall’antichità una importante dimensione cosmica, legata ai ritmi del sole e della luna, alle festività solari, al solstizio d’inverno e al culto del “Sol Invictus”: una vergine, ritirata in un santuario, partoriva il sole.


Ogni Natale ci riporta nella dimensione del mito e dei riti, riti collettivi che hanno lo scopo di ravvivare la luce e la speranza nei cuori delle persone, proprio nel periodo dell’anno in cui le tenebre sono più lunghe.
Il rito si estende dal macrocosmo al microcosmo: non solo le tenebre planetarie iniziano a recedere per il solstizio d’inverno del 21 dicembre, ma anche le “tenebre” dentro di noi. Per far questo è importante prestare attenzione al proprio sentire, oltre che alle cose esterne: l’attenzione ci riporta nel presente, ci aiuta a fare spazio interiore, tra pensieri, emozioni e stati d’animo.


Natale: opportunità di consapevolezza ed evoluzione, per il singolo individuo e per l’intera umanità. Basta scegliere COME celebrarlo, negli atteggiamenti e nelle azioni.

Una libera scelta personale è attraversare le festività natalizie mettendo a dura prova la pazienza, il portafoglio, gli impegni, lo stomaco e la salute mentale.
Oppure scegliere, come e quanto possibile, qualche nuova attitudine e un rinnovato modo di agire.

Ogni regalo è un augurio di felicità”. Richard Bach

I Re Magi, Baldassarre, Gaspare e Melchiorre, fecero molta strada per celebrare il neonato messia con i doni dell’oro, dell’incenso e della mirra. E’ tradizione antichissima celebrare un aspetto del Natale con lo scambio di doni, oggetti concreti che esprimano oltre all’affetto anche l’augurio di felicità, serenità e ben-essere per la persona che riceve.

Un dono è un gesto di attenzione in alcuni casi, di affetto in altri, e anche di riconoscenza; è un pensiero concreto di benevolenza verso l’altro. Se manca questo, quale senso ha fare regali?

E anche riguardo ai regali di Natale è possibile scegliere con quale attitudine farli. Anche scegliere di non farne per una volta!

Avere attenzione a ciò che le persone amano e agli argomenti per i quali provano curiosità e interesse, questo è un modo di passare dagli oggetti scontati e insignificanti a quelli personalizzati che esprimono anche che si è pensato proprio a quella persona, un gesto di cura attenta, rara e preziosa.

Per chiunque sia, vale di più – qualunque sia il suo prezzo in denaro - se è sincero nel sentimento, se è fonte di piacevolezza pensarlo, acquistarlo, regalarlo, non solo riceverlo.