Di Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer

“Pensa” Questo era un invito che mi sono sentita fare di frequente, a casa e a scuola, da bambina.

 

 

 

 

A casa, per fortuna, nei comportamenti e nelle azioni, c’era anche un invito ad cogliere ed accogliere i sentimenti, qualche cosa che dentro di me percepivo come un "Ascolta il tuo cuore". Quindi, quando sono arrivata al liceo e ho incontrato alcuni insegnanti più empatici, l’attitudine a usare testa & cuore c’era già e si è rinforzata.

Ciò nonostante, nel corso della mia giovinezza, in alcune esperienze ho inconsapevolmente separato la testa dal cuore, come la gran parte delle persone che conoscevo. Un modo condiviso di proteggersi, a volte, in situazioni nelle quali entrano in gioco grandi forze emotive, in fasi della vita nelle quali manca l’esperienza.

Se volgo lo sguardo all’indietro, comunque, vedo – e sento – una mente che ha funzionato nella ragione quando serviva, e un cuore che ha saputo mettersi al mio servizio con le sue risorse, in altre occasioni. Ho anche avuto la fortuna d’iniziare, poco più che ventenne, la mia ricerca interiore, allenandomi poco alla volta a quella che oggi è chiamata dalle Neuroscienze, la “coerenza mente-cuore”. Uno stato fisiologico, che chiama in gioco il sistema nervoso e quello endocrino, e altro ancora, e che è favorito dall’ascolto del corpo, dal respirare consapevolmente, dal rilassarsi quando serve.

Accade di frequente che incontri persone cresciute solo a suon di “Pensa!” e di “Non fidarti del cuore, sentire ti rende vulnerabile…”. Generalmente non sono serene né soddisfatte, a volte non stanno bene. Oppure portano, senza rendersene conto, una “maschera”, di superiorità, o d’indifferenza, o di negazione. Una parte di sé è relegata nello scantinato, evitata accuratamente, negata; un’altra la fa da padrone, tesse paure spesso immaginarie e strategie preventive, illudendosi di poter controllare, superare, vincere. Una gran fatica. Che offre una chiara spiegazione all’aumento esponenziale dei disturbi ansioso-depressivi e, oltre ai tumori, delle malattie cardio-vascolari. Lo afferma l’OMS.

Sì, cardio-vascolari: disturbi e malattie del cuore e dell’apparato circolatorio.

  • C’è una scienza dietro l’”intelligenza del cuore”

I tessuti del cuore sono composti dal sessanta al sessantacinque per cento da cellule neuronali - non cellule muscolari – e, così come il cervello, anche il cuore genera un potente campo elettromagnetico che permea ogni cellula del corpo. Rispetto al campo elettromagnetico generato dal cervello, quello del cuore è di ampiezza circa sessanta volte maggiore. Un campo elettromagnetico è essenzialmente un dispositivo di trasmissione: la capacità del cuore di trasmettere messaggi è sessanta volte maggiore di ampiezza rispetto a quella del cervello. Inoltre, il cuore è il primo organo a funzionare dopo il concepimento, mentre il cervello comincia a entrare in funzione dopo tre mesi.

Quindi l’organo cuore non è solo una pompa idraulica, è anche un potente messaggero. Le Neuroscienze affermano che parla un linguaggio simile al cervello, ma usa un sistema di guida interna più sofisticato, basato sul sentire oltre che sul pensare. Il cervello, che ha il compito di garantire la sopravvivenza della specie, tende a voler controllare e riprodurre le cose sicure. E’ per questo che, in alcune situazioni, viviamo l’esperienza della testa che dice "Segui l’esperienza, fai come hai già fatto, è più sicuro!”, mentre il cuore dice: "Prendi questo nuovo percorso! Lo senti come incerto perché non lo conosci, ma da qualche parte ti porterà! "

Il cervello è un maestro nel sintetizzare le informazioni e riorganizzarle per renderle disponibili, quindi và ascoltato. Usato opportunamente, può essere d’aiuto a creare ordine quando le emozioni diventano un mare difficile da navigare. Il cervello è abile ad affrontare ogni cosa con il problem solving, ma non tutto, nella complessa vita di un essere umano, si presta a essere gestita con questo approccio. Non si tratta quindi di invertire la rotta e reprimere il cervello, piuttosto di imparare a fargli prendere una pausa quando serve e a lasciare spazio, in quelle occasioni, a un’altra intelligenza.

  • I segnali del cuore, i segnali del cervello: distinguerli

Dopo quarant’anni di ricerca personale e professionale su questi argomenti, posso affermare che i messaggi che provengono dal cuore si sentono nel corpo, generano una sensazione interiore di apertura e di disponibilità. Il sangue scorre nelle vene, la percezione sensoriale s’intensifica, la mente è chiara e presente: si avverte un’esperienza profonda e completa, non solo pensieri.

Quando i messaggi vengono dalla testa, siamo lì, non nel corpo intero. Quando il cervello prende il sopravvento i muscoli sono tesi, il respiro è superficiale, la mente percorre sempre gli stessi sentieri, nella preoccupazione o nel rimuginare. Possiamo percepire anche ansia di diversa intensità, o inquietudine, o stanchezza, o diffidenza.

  • A come Ascolto

Se il campo elettromagnetico del cuore pulsa nel corpo intero, è lui, il corpo che è bene imparare ad ascoltare un po’ più, quando l’obiettivo è imparare a riconoscere e ascoltare un po’ di più i messaggi che vengono dal cuore. La mente si sposta incessantemente tra il prima e il dopo, il corpo è nel momento presente, tangibile e concreto. L’attitudine a portare presenza al corpo è anche, quindi, una buona pratica per ridurre la tendenza a preoccuparsi e rimuginare.

Cosa ascoltare nel corpo? Le sensazioni. Spostando l’attenzione dal pensare, magari a cose inutili in quel momento, al piacevole senso di sazietà del piatto appena gustato, o a qualsiasi altra sensazione sentita, ce ne sono di continuo, danno “colore” interiore a quello che stiamo vivendo.

Uno strumento facile da usare, naturale e portatile, per allenare l’ascolto delle sensazioni, è la respirazione. Ogni tanto, durante il giorno, possiamo dedicare un minuto o due e concentrare l’attenzione sul respiro, prendere un’inspirazione profonda ed espirare con naturalezza, ripetendolo dieci volte. Pochi minuti dedicati a far scorre un po’ di ossigeno in più nel sistema respiratorio e circolatorio, favoriscono fisiologicamente la possibilità che il cervello e il cuore entrino nello stato di “coerenza”. Molte ricerche scientifiche confermano che il cuore parla e influenza il cervello quando è in questo stato, cioè quando genera un ritmo stabile. E il ritmo respiratorio influenza il battuto cardiaco, quindi …

Nella condizione di “coerenza” mente-cuore, il corpo e il cervello cominciano a sperimentare molti vantaggi: benessere fisico, uno stato di serenità, chiarezza mentale, capacità intuitiva. Sono necessari tempo, allenamento, pazienza, magari una guida all’inizio, per poi proseguire autonomamente.

 

 

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