Di Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer

In gergo è chiamata relazione one/one: io, professionista di Counseling, e il mio cliente.

Un “cerchio” di comunicazione e relazione, all’interno della quale avvengono scambi d’informazioni, esplorazione di risorse, rispecchiamenti e molto altro ancora, che portano, passo dopo passo, da un bisogno iniziale del cliente a una persona più consapevole e autonoma.

Fin qui tutto abbastanza semplice.

Abbastanza.

Ma quando da due le persone diventano tre, un Counselor e una coppia di clienti in relazione tra loro, cambia qualche cosa? Io, professionista, ho bisogno di ulteriori competenze? Mi muovo, agisco, organizzo il percorso con lo stesso modus operandi che utilizzo quando sono con un cliente solo? Di quali aspetti è bene che tenga conto? Quali sono i “confini” che devo stabilire? Quali le regole? Gli accordi?

Prima differenza: non due ma tre persone; di queste tre, due hanno un legame tra loro, stanno insieme. Da un “cerchio”, anche solo per una questione numerica, passiamo a un “triangolo”, una forma geometrica che, in questo caso, ha due lati uguali – la coppia – e uno diverso, il professionista.

Cosa ha spinto la coppia a rivolgersi a un professionista delle relazioni d’aiuto?

Qual è il bisogno condiviso dalla coppia, o quali sono i bisogni più forti?

Che cosa sia aspettano dal professionista, da loro stessi, dal percorso che stanno intraprendendo?

Quali risorse portano, individualmente e come partners? Ne sono consapevoli? Sono entrambe disponibili a metterli a disposizione dell’obiettivo che intendono raggiungere?

L’obiettivo è realistico? È condiviso? Oppure regna la confusione, l’emotività che sequestra, l’inconsapevolezza, la reattività, l’aspirazione ideale senza strumenti per essere portata sul piano della realtà?

Queste prime cinque domande sono il punto di partenza sia un rapporto di Counseling one/one, sia nel lavoro con una coppia. Questi primi punti messi in chiaro, riconosciuti e condivisi, ai quali siano state date risposte chiare e focalizzate, creano le fondamenta del percorso; sono il riferimento al quale tornare, quando le dinamiche comunicative e relazionali distraggono o portano fuori strada anche il professionista. Sono un ancoraggio, semplice e concreto. Sono l’inizio.

Complessa è la relazione a due, di qualsiasi natura sia, ma ancora più complessa, quando ci sono in gioco legami, bisogni, attese, progetti, investimenti, la relazione a tre. Sono quindi necessarie delle competenze specifiche, per poter accompagnare una coppia in un percorso che abbia la funzione di aiutare entrambe a risolvere eventuali conflitti e/o incomprensioni, a rendere più efficace la comunicazione e di conseguenza la relazione, a superare difficoltà dovute a attese deluse, bisogni non riconosciuti, sogni illusori che hanno bisogno di essere portati sul piano della realtà e trasformati in aspirazione e azioni, raggiungere obiettivi funzionali, portare alla luce risorse e metterle al servizio dell’amore tra due esseri umani.

Oltre alle competenze mirate alla comunicazione e relazione tra tre persone, un altro aspetto fondamentale è dato dalla consapevolezza personale del professionista e dalla qualità del suo “essere”, non solo come individuo, anche come partner. Le esperienze inconsapevoli e/o irrisolte e/o problematiche, nell’ambito della relazione di coppia del professionista, avranno modo di “affacciarsi”, di farsi sentire, di essere evocate – nel pensiero, nelle sensazioni e nelle emozioni – nell’accompagnare professionalmente due partner. Di sicuro un’occasione di consapevolezza e di crescita personale anche per il Counselor, quindi, che ha la responsabilità di ascoltare con attenzione anche sé stesso, oltre l’altro/gli altri.

Pensare che un titolo formativo possa rendere esenti dal coinvolgimento personale, dal rispecchiamento, specie in una professione che ha nell’ascolto attento è nell’empatia i suoi pilastri, non è possibile. A meno di non negare, evitare, scindere.

Non è neppure possibile puntare a un professionista ideale, che ha risolto tutto della sua vita privata. Nel principio della realtà quello che è possibile e funzionale, è che il Counselor abbia svolto il suo percorso evolutivo e che continui a prendersene cura, in modo formale e informale; che abbia cura e responsabilità verso la propria formazione, non a caso il Counseling richiede aggiornamento professionale e supervisione.

La formazione di un professionista delle relazioni d’aiuto/aiutare gli altri ad aiutarsi, è un processo in divenire, fatto di punti fermi standard – per esempio, nel caso del Counseling, la formazione triennale di base -, e di passaggi favoriti sia dall’aggiornamento professionale, sia dalla formazione sul campo, il lavoro con i clienti. Ognuno di questi aspetti è necessario e ha la sua funzione, nessuno può essere escluso.

In tutto questo, così come in una relazione di coppia, di fondamentale importanza sono l’amore e la passione; sentimenti che fanno la differenza sia nel rapporto con un essere umano, sia con un contesto fondamentale della vita come il lavoro.

https://www.insightformazione.it/corsi/calendario-corsi/marte-venere-aggiornamento-per-counselor

 

 

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