Di Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer

Eccoci qui, all’ultimo giorno di un altro anno, come sempre con cose belle e cose spiacevoli da ricordare. E con la stessa attesa di sempre: che quello nuovo sia migliore, con speranze, desideri e propositi che si muovono sotto la pelle.

Forse non basta esprimere propositi per il futuro ogni Capodanno, forse bisogna gettare uno sguardo all’indietro prima di saltare in avanti. Dare uno sguardo ai trecentosessantacinque giorni, - non tutti, solo alcuni! 😊 -, trascorsi, prendere atto dei risultati, dei successi e degli insuccessi, fermarsi a riflettere su quanto abbiamo appreso di utile e significativo da tutto questo. A volte quello che può essere etichettato frettolosamente come “insuccesso”, può rivelarsi una benedizione.

Porsi alcune domande può avere senso, ora che siamo a poche ore da un anno nuovo di zecca.

  • Durante il 2018, cosa mi ha fatto sentire profondamente soddisfatta/o di me?

Di certo ci sono state occasioni di soddisfazione personale e/o professionale in questo 2018. Le ricordate?

A volte cresciamo educati a minimizzare i propri risultati, come se non ci fosse mai  niente di abbastanza rilevante o, peggio, a sminuire, tanto "chiunque altro avrebbe potuto farcela". C’è anche chi attribuisce i propri risultati alla fortuna, al destino, al caso, ad altre persone che hanno favorito il raggiungimento di quegli obiettivi.

Oppure incombe il perfezionismo, che genera frustrazione, la percezione che nulla sia mai abbastanza soddisfacente, la ricerca di fare ancora di più, altro, per rincorrere una soddisfazione irraggiungibile.

Questa domanda ha quindi anche la funzione di creare un’occasione per lasciar andare qualche atteggiamento improduttivo, aprendo mente e cuore al riconoscere il proprio impegno e gli sforzi, anziché darli per scontati. Un pò di tranquilla e serena auto celebrazione, con la stessa naturalezza che ci è stata insegnata nell’apprezzare l’impegno degli altri.

Le cose delle quali essere soddisfatti non devono necessariamente essere grandi, come salvare la vita di qualcuno; anche le piccole cose sono risultati e vanno messi nella lista. Potrebbero essere nuove competenze acquisite, una trasformazione interiore, lo sviluppo di nuove abitudini, il passaggio a una nuova casa, l'aiuto a qualcun altro o se stessi, un'occasione nella quale si è usciti dalla propria zona di comfort o la realizzazione di cambiamenti che hanno avuto un impatto positivo sulla vita. Elenchiamo tutto, in relazione alla vita personale e alla carriera.

Carta e penna; qualche minuto di riflessione, qualche respiro profondo, e poi un elenco a ruota libera, senza censurare o fare selezione: Nell’anno trascorso sono stata/o soddisfatta/o di me per …..

Una volta fatto la lista, è tempo di festeggiare, di fare qualcosa di speciale per sé stessi, darsi un premio, fare qualcosa che piace e che fa sentire bene. Siamo così portati a criticarci e a essere severi con noi stessi, ma qualche volta vale la pena di mettere in atto una strategia premiante.

  • Cos’ho imparato di utile, dalle esperienze significative di questo anno?

A ogni Capodanno ci ritroviamo a guardare pieni di fiducia nelle promesse di un anno nuovo di zecca che inizia, sperando che sia migliore di quello appena trascorso. Futuro che arriva, passato che và; fine di un capitolo, inizio di uno nuovo.

In tutto questo succede di dimenticare che il calendario, ore/giorni/settimane/mesi/anni, sono solo convenzioni, numeri che servono a dare un riferimento nello scorrere del tempo. In questo flusso scorre la vita, con tutto quello che contiene ed offre, nel bene e nel male. E, come nella formula del matrimonio, o noi la accogliamo, la vita, “…nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia…”, o non ci resta che illuderci di “un anno migliore”.

L’esistenza di ogni essere umano scorre, portando esperienze che hanno scopi educativi ed evolutivi; dividerle in belle/brutte, buone/cattive, giuste/sbagliate, rincorrendo le prime e rifiutando le seconde, ha solo la funzione di disperdere energie preziose che potrebbero essere indirizzate in modo più efficace. Meno giudizio, meno categorie, più accoglienza, più apprendimento: questo funziona, anche se non è facile e richiede educazione e pazienza.

Quindi, prima di aprire le braccia al Nuovo Anno, ancora qualche minuto di riflessione, efficace a chiudere bene, con valore, un ciclo prima di aprirne un altro.

Ancora carta e penna; qualche minuto di riflessione, qualche respiro profondo, e poi a ruota libera, senza censurare o fare selezione: Cos’ho imparato di utile, di buono per me, dalle esperienze significative di questo anno che sta finendo?...

Viviamo in un Universo sistemico, dove tutto accade per un motivo e con una funzione. Una fonte di serenità è scorrere con quello che c’è, così com’è, pur avendo desideri, aspirazioni e progetti. Possiamo dare potere agli eventi e alle persone, cercando lì la felicità e confrontandoci ogni giorno con il fatto che non sempre le cose vanno come vorremmo e che non sempre gli altri sono disposti a farci felici.

Un’alternativa a questo è stare in contatto con sé stessi, in una forma d’intimità chiamata congruenza mente-cuore: la testa capisce, il cuore sente/riconosce. Lì, in quello spazio nel corpo, quello che possiamo apprendere di costruttivo su noi stessi e sulla vita, tramite le esperienze, è a portata di percezione. La porta di quella stanza si apre respirando consapevolmente, unendo, attraverso un solo gesto vitale, pensare e sentire, ragione e intuizione.

Un anno che finisce è un anno di raccolto; un anno che inizia è un anno di un altro raccolto, interiore e pratico. Niente più buoni propositi dimenticati il due gennaio, basta con le attese disilluse; spazio a un’esistenza di apprendimento, con il cuore colmo di gratitudine.

Happy New Year!