Le risorse del Breathwork Counseling applicate alla mia professione, un valore inestimabile

di Adriana Lucrezia Zerboni, Consulente del Lavoro e Professional Counselor

Quante volte ripensando a quel giorno, 3 marzo 2012, mi pervade un senso di gratitudine mista a commozione indescrivibile...

E’ incominciato tutto da lì, dall’appuntamento con Milena Screm, direttrice di Insight – Scuola di Counseling a Mediazione Corporea. Un incontro, figlio del mio desiderio di frequentare una Scuola di Counseling, sorto in un momento della mia vita, in cui mi sentivo in “balia degli eventi”; in una situazione di estrema difficoltà personale che, non poteva lasciare indifferente la mia sfera professionale.

Guardavo, osservavo e davanti a me piuttosto che immaginare delle finestre da aprire, trovavo un muro. Un muro che provavo a sfondare, ma inutilmente. Lo stesso mio corpo ne subiva e ne pativa le conseguenze. Sentivo che si stava per rompere qualcosa, provavo una grande sofferenza, ma non capivo il perché di tanto dolore, da dove questo dolore arrivava; inoltre non ero mai contenta, anche se in fondo agli occhi un po' superficiali degli altri apparivo una solare e forte, o forse era così che volevo essere “vissuta”.

In mezzo a questa tempesta, mi sono fermata ed ho incominciato a guardarmi in giro, mi sono messa a cercare, a cercare faticosamente un porto dove approdare. Mi aveva sempre affascinato la capacità di comprendere le relazioni tra gli esseri umani e come interagiscono con il mondo che abitano; tanto da farne diventare una professione, seppur traslato su chi, per qualche motivo si trovava senza un lavoro. Altrettanto interesse lo nutrivo verso la capacità di capire cosa accade quando ad un essere umano viene a mancare l’equilibrio che lo fa stare bene ed in particolare in che modo è possibile adoperarsi per cercare di sostenere una persona in difficoltà; in realtà probabilmente, in un posticino piccolo del mio cuore, iniziava a prendere spazio la domanda: “come posso aiutare gli altri se prima non aiuto me stessa a stare bene?”.

Per puro piacere ho sempre letto diversi libri di psicologia e sociologia, in maniera anche disordinata e non produttiva, però è stato così che ho incontrato il Counseling. Ho iniziato su internet a fare ricerca, trovando diverse Scuole, ed ho incominciato ad informarmi. E poi un insight, ecco “Insight” – Scuola di Counseling a Mediazione Corporea. La scelta di questo tipo di Counseling a Mediazione Corporea, è stata dettata dalla mia esigenza, di andare oltre il mio “cognitivo”. Volevo un approccio al Counseling che utilizzava, in stretta sinergia, l'intelligenza corporea, quella emozionale, oltre a quella cognitiva. Una sinergia innovativa tra le metodiche del Counseling tradizionale, basato sulle dinamiche di relazione e comunicazione e l'approccio che sottolinea le competenze corporeo-emozionali, il BreathWork, una tecnica di respirazione consapevole. Tecnica che si può raffinare nel tempo attraverso l’esercizio, la volontà e la pratica. In base alla visione olistica, gli esseri umani sono l’unità di mente, corpo ed emozioni; con la pratica del Breathwork ci si incammina su questi tre “universi” in contemporanea. Potrei riassumere questo incontro con la frase “tutto inizia per caso! Ma così facendo cancellerei la consapevolezza acquisita che, oggi, mi porta a dire “nulla avviene per caso”! Di certo da questo appuntamento è iniziato il mio percorso di consapevolezza, di ascolto profondo, di accoglienza non giudicante, di empatia, ovvero di scoperta degli atteggiamenti in grado di favorire l’emergere di risorse interiori capaci di produrre un’evoluzione di sè stessi, ricca e piena di valori autentici; di raggiungere il successo, che definisce poi il senso della vita: Il successo inteso come lo intende Seligman: : “lo stato della persona che conosce se stesso, si esprime autenticamente per ciò che è, è gratificata da ciò che fa. Il successo non è solo talento e desiderio, ci devi mettere anche l’ottimismo e la passione”…

Una scelta che, senza dubbio, ha portato tanto ben-essere non solo alla mia sfera personale ma e soprattutto ha avuto riscontri benefici e sostanziosi su quella professionale. Mi sono sempre occupata di relazione di aiuto, in particolare supportando persone che si trovano in una situazione di transizione professionale. Spesso nella gestione del mio lavoro mi sono sentita come un albero squarciato da un fulmine, in balia degli eventi e del vissuto dell’altro. Va da sé, che a volte, senza neppure accorgermene mi trovavo in un campo minato, non più capace di dare sostegno e soprattutto pervasa da sensazioni di malessere, che andavano a ripercuotersi sulla mia autostima ed all’eccessiva “emotività” mal gestita che non mi permetteva di essere più congruente, lucida ed autentica.

Il percorso di Counseling oltre agli innegabili benefici sulla mia vita privata, ha saputo darmi quel giusto equilibro di accettazione e di consapevolezza nonché di responsabilità delle cose e delle situazioni, vissute, provate, agite. In pillole cosa ho appreso dal percorso triennale di Counseling a Mediazione Corporea:

- Che io non solo le mie emozioni, ma le sento, le vivo, le accolgo, colorano la mia realtà e la mia comunicazione;

- Che quando sento un’emozione, questa è una risposta del mio organismo ad uno stimolo, esterno ma anche interno, un dialogo interiore, un dialogo con sé stessi, quindi una comunicazione interiore;

- Che la comunicazione è un processo di scambio biunivoco a scopo relazionale ed espressivo e che essere semplici ed essenziali è una grande dote;

- Che la comunicazione passa attraverso l’ascolto e prima di tutto all’ascolto di sé stessi;

- Che il linguaggio è un codice formalizzato, ma i codici passano attraverso noi, pertanto una definizione oggettiva assume sempre un “sentito” soggettivo differente e rendersi conto di questo è un arricchimento

- Che la tendenza a voler capire quello che l’altro ci dice ci porta ad interpretare;

- Che imparare a riconoscere le aspettative, i bisogni, le spinte motivazionali ci insegna ad apprendere come chiedere quello di cui necessitiamo per essere felici;

- Che le esperienze sono uniche e che le persone con cui lavoro sono i veri esperti, gli esploratori delle loro vite;

- Che il problema non è provare dolore, ma come lo gestiamo. E guardarlo con l’attitudine all’accoglienza di sé, cioè imparare a non giudicare, a non separare, a non classificare, ma a guardare gli opposti, non come contrapposti, ma come complementari è la base per stare bene;

- Che io non sono il dolore dell’altro ma posso stare con il dolore dell’altro agendo con empatia e compassione (non nell’accezione occidentale ma come “compartecipazione); - Che le cose possono assumere significati diversi imparando a cambiare la prospettiva;

- Che il respiro che scandisce il nostro passaggio sulla terra detta i tempi e che è il mio miglior alleato;

- Che si muore per mancanza di respiro, e non se si respira con la “volontà” di farlo, guardando ciò che succede;

- Che il prendermi cura di me, attraverso il principio attualizzante, mi ha permesso di vedere con chiarezza gli ostacoli della mente all’emergere delle mie risorse interiori, passare dal pensare al sentire, dalla mente al corpo al cuore;

- Che il corpo è una risorsa perché attraverso i sensi mi connette a qualcosa fuori di me e che mi parla attraverso i sintomi che manifesta, ma non giudica, e a differenza della mente fa solo esperienza;

- Che i tre anni di scuola ad Insight sono stati una danza dal sapere, cognitivo, al saper fare, esperienza, fino al saper essere, essere in presenza;

- Che sono congruente se quello che ho studiato durante il percorso riesco a portarlo nella mia vita, perché ci sia integrazione;

- Che la gratitudine è il sentimento che ti apre alla memoria del cuore, al respiro, ad ogni momento di vita e saperla esprimere ti riempie d’amore. In sintesi se lo scopo del counseling è aiutare la persona a tirar fuori le sue risorse interiori; e quello della mediazione corporea che contempla come strumento il respiro è allenare all’ascolto di sé stessi a partire dal proprio corpo, per migliorare come essere umano.

Concludo prendendo in prestito queste affermazioni: "La capacità dell’essere umano è infinita a patto che si senta al sicuro" (C. Rogers) “Un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del mondo attraverso la sua trasformazione” (M. Buber). Infinita gratitudine a Milena Screm, che ha favorito e nutrito questa spinta interiore mettendomi a disposizione un ambiente ed un contesto accogliente, pieno di rispetto, coraggio e soprattutto fiducia. Posso senza alcun dubbio affermare che, da questo incontro, sono nata una seconda volta

 

 

 

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