Di Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer

Ore e ore, cinque giorni su sette, impegnate nel lavoro: attività, routine, progetti, difficoltà, contrattempi... E se ne risente la salute?

 

Una ricerca inglese rivela che, tra il 2011 e il 2016, la percentuale di dipendenti che hanno avuto disturbi significativi di natura emotiva (sindrome da stress, sindrome ansiosa, sindrome depressiva) in Europa è salita dal 26% al 31%.

Questa ricerca, purtroppo, è allineata con quelle in corso da decenni da parte dell’OSM Organizzazione Mondiale per la Sanità, che già da alcuni anni esprime preoccupazione per l’aumento progressivo, su scala mondiale, degli stessi disturbi. L’OSM prevede che tra pochi anni la depressione, nelle sue varie forme e intensità, sarà la seconda malattia più diffusa al mondo.

Chi ha avuto a che fare con queste difficoltà, personalmente o nella vicinanza a un congiunto, comprende perfettamente quanto questa realtà sia fonte di sofferenza, a titolo privato, e di problematiche a cascata, in ambito professionale.

A complicare le cose la nostra cultura: nonostante la massiccia diffusione della comunicazione dei tempi attuali, ci confrontiamo con pregiudizi e paure sui disturbi mentali, le parole stesse evocano tendenzialmente associazioni spontanee come follia e pazzia, argomenti non facili da affrontare.

Soffrire di sindrome da stress grave, di sindrome ansiosa o di sindrome depressiva, comporta effetti fisiologici sulla percezione, sul comportamento, sull’attenzione, sull’organizzazione mentale, sulle emozioni, con impatti considerevoli sulla vita privata e professionale, sia nella qualità delle relazioni, sia nell’esercizio delle proprie mansioni professionali. Se a tutto questo si aggiunge la vergogna, il negare il malessere o minimizzarlo, l’evitare di ricorrere a un aiuto competente, a problema si aggiunge ulteriore problema.

Cosa possiamo fare, a casa e sul lavoro?

Promuovere informazione corretta, acquisire consapevolezza personale, fare prevenzione, utilizzare strumenti di gestione, rivolgerci a professionisti con competenze specifiche. Ecco qualche spunto semplice, con la consapevolezza che sono comunque argomenti complessi.

Informazione.

Sintomi, sindrome, malattia sono tre condizioni diverse:

- I sintomi sono le spie rosse che il corpo e la mente accendono per darci il segnale che qualche cosa inizia a non funzionare adeguatamente; se trascurati o inibiti, i sintomi si evolvono;  ù

- Una sindrome è uno stato in cui i sintomi si sono evoluti e la condizione si sta complicando; alcune sindromi, come quelle da stress, ansiosa e depressiva, raramente passando da sole, col tempo, anzi in genere se trascurate tendono a peggiorare; è una condizione nella quale è necessario intervenire e rivolgersi a professionisti competenti e specializzati; 

- Malattia: l’equilibrio naturale si è rotto, il problema è conclamato e può presentare livelli diversi di complessità e gravità; fondamentale rivolgersi a professionisti e strutture specializzate.

Consapevolezza personale

E’ un’attitudine, passa dall’ascoltarsi – anche nelle sensazioni, non solo nei pensieri - e dall’avere una mente aperta. E’ fatta di capacità di raccoglimento, di alternanza tra introversione ed estroversione; richiede capacità di mettersi un po’ in discussione ed essere flessibili. Come tante cose, è favorita dall’educazione, dalla pazienza, dal rispetto dei propri tempi. Non passa obbligatoriamente da un percorso di analisi, anche se questo la può favorire.

Prevenzione

La prevenzione è fatta, oltre che di azioni pratiche, in primo luogo di rispetto del bene prezioso che è la salute, e della cura di sé, cioè avere a cuore il proprio benessere e tutelarlo con comportamenti funzionali. Non una dimensione ascetica, né rigidamente salutistica, sicuramente la tendenza a valutare una serie di cose e a scegliere tendenzialmente tra esse quelle che sono orientate a far bene. Micro vademecum: dormire tutte le ore di sonno che servono, preferire cibo fresco e mangiare con calma, fare un po’ di movimento fisico, non portare – neanche mentalmente – il lavoro a casa, avere interessi legati alle proprie passioni, dare spazio anche agli affetti, oltre al dovere.

Strumenti

Empowerment. Una parola che racchiudere tanto, la possibilità di arricchirsi di potenziali, sia sotto forma di qualità da sviluppare, sia come strumenti pratici, tecniche, approcci. E’ un mondo vasto, colmo di opportunità, basta allungare la mano e cogliere, le proposte oggi sono innumerevoli; ci si può orientare in base alle proprie esigenze o alle preferenze di approccio. Oggi non serve neanche cercare, le proposte arrivano a noi grazie alla comunicazione di massa, basta scegliere e decidere d’investire un po’ di tempo, un po’ di denaro e un po’ d’impegno. Chiariti bisogni, aspettative e la loro congruenza o meno con l’approccio, poi ci si arricchisce comunque di esperienza e di competenze da usare, non di bacchette magiche.

Professionisti

Privilegiare, oltre alle competenze, l’approccio relazionale; un professionista che sa mettere a proprio agio il cliente ha un valore aggiunto.

Altri spunti. Spesso le giornate in ufficio sono pesanti e pressanti, un po’ è il lavoro e un po’ è come è gestito. Investire un po’ di energia nel clima in ufficio è un investimento produttivo; è qualche cosa che passa sia dalla responsabilità che si è disposti a mettere al servizio di questo, sia da qualche aiuto che può venire dall’azienda stessa. E’ ormai diffuso in tanti luoghi di lavoro avere uno spazio relax, per esempio; oppure la possibilità, soprattutto grazie alle iniziative di welfare, di poter frequentare corsi rilassamento, o di yoga, o di mindfulness; il lavoro agile, che incontra le necessità di vita del dipendente e media tra queste e le necessità dell’azienda stessa. Il contributo dell’azienda passa anche dalla sensibilità dei manager, dalla loro capacità di cogliere bisogni e di orientare le scelte che favoriscono il work & life balance.

Una cosa è certa e ne siamo tutti consapevoli: il mondo del lavoro sta cambiando nei modi, stili, dinamiche e, sempre di più, ciò che separava vita personale e vita professionale tende a ridursi. Siamo esseri umani, con forze da nutrire e fragilità da proteggere, ovunque, aldilà dei ruoli.

 

 

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